Mafie italiane in Svizzera – Panorama, percezione e quadro legislativo

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Un report-inchiesta a cura di Madeleine Rossi* in collaborazione con SFORGE – CERCHIOBLU

 

Mafie italiane in Svizzera – Panorama, percezione e quadro legislativo

 

Un documento di Madeleine Rossi – Prefazione di Giuseppe Lumia, già presidente della Commissione parlamentare antimafia

 

Il Report “Mafie italiane in Svizzera” può essere acquistato sul sito web dell’autore Madeleine Rossi al prezzo di euro 6,50

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La Svizzera, come un’isola geografica e politica nel cuore dell’Europa. Un (piccolo) paese, la cui porosità delle frontiere è ormai indiscutibile: dalla scoperta di una cellula della ‘ndrangheta attiva vicino a Zurigo agli affari di riciclaggio di denaro, dal traffico di beni culturali alle indagini condotte in vari cantoni svizzeri nell’ambito di operazioni avviate in Italia (ad esempio Infinito, Crimine, Santa Cruz), tutto indica da tempo che la Svizzera è tutt’altra che immune dalla criminalità organizzata e dalle sue ramificazioni.

 

La Confederazione, che poco a poco adatta le sue chiavi di lettura a questo fenomeno criminale attraverso una politica antimafia più incisiva, ha il dovere di tenere in maggior considerazione le dimensioni e “competenze” sociali e politiche delle mafie: in altri termini, quel “qualcosa in più” evocato dal criminologo italiano Gianluca Fulvetti. Fatto sta che la Svizzera è ancora affetta di una cecità diffusa a tal riguardo. Questo procede dalla (non-)conoscenza dell’avversario, un punto sollevato dal procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri durante una sua visita in Ticino nel 2018: “È facile mimetizzarsi dove vi è un problema di conoscenza del fenomeno”. È quindi necessario parlarne senza che equivalga ad esser considerato di cattivo gusto, alla stregua di quanto succedeva nella Sicilia degli anni ’60, e come ancora avviene in alcuni regioni dell’Italia centrale, dove capita che rappresentanti delle autorità – ottusi o collusi – liquidino prontamente la questione.

 

Questo documento tratterà solo delle mafie italiane, lasciando da parte le “mafie” ed altre organizzazioni criminali russe, nigeriane, bulgare, georgiane ecc., nonché il terrorismo, nuovo “asse di lavoro” principale della Confederazione. Quest’inchiesta sui generis si fonda sulla raccolta e l’analisi di vari dati, quali: articoli stampa, letteratura accademica, giurisprudenza, rapporti di gestione del Ministero pubblico della Confederazione (MPC), rapporti annuali della Polizia giudiziaria federale (Fedpol), atti parlamentari, interviste e il lavoro di ricerca di Alessandro Luppi. Oltre alla sua tesi di master (L’articulation de la politique criminelle de la Confédération autour des cas de ‘Ndrangheta: quels sont les enjeux pour une politique antimafia suisse?), che peraltro è il primo lavoro accademico interamente dedicato alla ‘ndrangheta in Svizzera, è anche autore di due articoli importanti al riguardo.

 

Tali fonti, materialmente impossibile citarle tutte in quanto l’argomento e le sue interpretazioni sono ampi, consentono perlomeno di “ricostruire” e di “delineare” la presenza delle mafie in Svizzera tramite le loro manifestazioni ed i resoconti mediatici e giudiziari al riguardo.

 

In Svizzera, la società civile sembra, nel caso migliore, scarsamente o male informata della presenza di soggetti mafiosi sul proprio territorio e, nel caso peggiore, indifferente alla situazione per mancanza di azioni violente che potrebbero attirare (troppo) l’attenzione. Quanto ai magistrati e ai parlamentari “allertatori”, non beneficiano come in Italia del sostegno – se non del riconoscimento – pubblico. Un po’ come se l’argomento mafia fosse noioso o in qualche modo riservato a certi “addetti ai lavori”: fatto sta che la letteratura svizzera sulle mafie in Svizzera si limita a pubblicazioni giuridiche e/o accademiche e ai rapporti dell’Ufficio federale di polizia. Esistono pochi libri di divulgazione che raccontano storie di mafia in Svizzera: nella quasi totalità dei casi, e questo vale anche per le fonti specializzate, i media e le testimonianze, occorre rivolgersi agli atti giudiziari italiani e ai numerosi best-sellers che si affermano anche all’estero.

 

A livello mediatico, se la stampa romanda – francofona – si “accontenta” generalmente di trattare la questione mafiosa in Svizzera perché l’attualità lo richiede riprendendo il più delle volte dispacci di agenzia, i giornali di lingua tedesca ci dedicano più righe e tempo. Le testate ticinesi e la RSI (RadioTelevisione Svizzera di lingua italiana) concentrano – per ovvi motivi – la maggior parte degli editoriali, approfondimenti e reportage sulla criminalità organizzata di stampo mafioso. Per questo ci interesseremo anche al trattamento mediatico delle mafie sul territorio svizzero.

 

Mafia silente, mafia sommersa, quarta mafia (quella che si è trasferita in e dal Nord Italia), e poi mafia svizzera o ’ndrangheta rossocrociata, non importa l’etichetta: fatto sta che in Svizzera “c’è” e la difficoltà sta nel sottile equilibrio tra il rischio di vedere la mafia ovunque (inutile allarmismo) e la necessità di effettuare un monitoraggio più approfondito del territorio liberandosi da un giuridismo rigido.

 

La materia sembra infinita, e forse lo è: bisogna scegliere ed estrarre le “sequenze” migliori, dal vecchio film in bianconero all’insediamento delle mafie 2.0.

 


 

L’autore

  • Madeleine Rossi, Svizzera di origine italiana, nata nel 1973 a Losanna, vive dal 2008 tra l’Italia, la Corsica e la Svizzera. Giornalista, consulente e fotografa freelance, ha imparato i trucchi del mestiere alla RTS (servizio pubblico radiotelevisivo svizzero), dove ha lavorato come regista suono per 15 anni. Ha partecipato ad eventi e attività della Fondazione antimafia Antonino Caponnetto dal 2011 al 2016 e collabora attualmente con il dipartimento ricerca della Scuola di formazione nella gestione delle emergenze (SFORGE). È specializzata nei temi legati alla criminalità organizzata italiana, alla criminalità corsa e all’intelligence. Nel 2016 ha ricevuto il Premio Mediterraneo “Medaglia d’onore per l’informazione 2016”, consegnato dal Presidente del Senato Pietro Grasso e il Presidente della Fondazione Mediterraneo Michele Capasso. A dicembre 2018, ha tenuto una conferenza intitolata « Mafia and Co. » a Calvi, in Corsica (con la partecipazione del giornalista e scrittore Sampiero Sanguinetti).