Sciame di droni contro basi militari russe: quali possibili e terribili scenari contro le nostre città

pubblicato in: Articoli, Categoria | 0

Il Ministro della difesa della Federazione russa (http://mil.ru/), ha rilasciato le immagini degli UAV Unmanned Aerial Vehicle (Aeromobile a pilotaggio remoto) che la notte tra il 5 e il 6 gennaio hanno sferrato un attacco simultaneo contro la base aerea Khemeymim e quella della Marina Militare russa nella città di Tartus in Siria.

Lo sciame di UAV era composta da 13 Droni, tre di loro diretti alla base di Tartus e dieci alla base aerea di Khemeymim. Sette UAV sono stati abbattuti dal sistema missilistico antiaereo Pantsir-S1, gli altri sono stati costretti ad atterrare dai sistemi Cyber militari russi, Alcuni dei droni sono esplosi al contatto con il terreno.

Dalle informazioni rilasciate dal MIL russo e dalle immagini che possiamo vedere, questi aeromobili sono stati costruiti con materiali comuni e di semplice reperibilità, come legno, plastica e nastro adesivo, oggetti che non destano alcun sospetto. Ognuno di loro sotto le ali era armato di filiere di bombe ad alette, sembra addirittura con involucro stampato in 3D riempiti di esplosivo IED, capaci di procurare dei danni in caso di successo della missione.

La riflessione che a questo punto è necessaria e che molti analisti da tempo stanno cercando di trasmettere[1], riguarda l’eventuale (e a questo punto posiamo dire possibile) utilizzo di questi sistemi contro dei centri urbani indifesi.

Le nostre città non sono certamente basi militari dotate di sistemi di protezione come quelle Russe situate in Siria. I radar tradizionali difficilmente intercetterebbero per tempo uno sciame di UAV diretto contro una delle nostre città, e anche se ciò avvenisse i tempi di reazione non sarebbero certo sufficienti a intercettare e abbattere i droni. La facilità di fabbricazione e assemblaggio di questi aeromobili consente di non usare necessariamente quadricotteri presenti sul mercato, che rispetto ai velivoli che vediamo nelle foto, presentano notevoli limiti.

I droni catturati dai russi, che sono adesso naturalmente al vaglio degli esperti, potevano avere una autonomia di volo di circa100 km, erano dotati di un motore alimentato da  carburante che può tranquillamente derivare da un qualsiasi strumento agricolo come una motozappa ed erano guidati da un semplicissimo sistema GPS presente in qualsiasi smartphone.

Questa tipologia di terrorismo contemporaneo ci ha già dimostrato di essere performante e di adattarsi in tempi veloci alle contromisure che sono adottate sperimentandone altre di più efficaci.


[1] Vedi l’analista italiano Franco Iacch, con i suoi articoli presenti sulla rubrica online di Il Giornale http://www.ilgiornale.it/autore/franco-iacch-105615.html